14) Schopenhauer. Diavoli e arcidiavoli.
A. Schopenhauer si rif alla tradizionale concezione dell'homo
homini lupus per arrivare a proporre quella dell' homo homini
diabolus, con una particolare attenzione agli amanti delle guerre
e dei massacri, della schiavit e dello sfruttamento, che sono
denominati arcidiavoli.
A. Schopenhauer, Il mondo come volont e rappresentazione,
secondo, 46 (vedi manuale pagina 132).

 Inoltre la fonte principale del male pi grave, che colpisce gli
uomini,  l'uomo stesso: homo homini lupus. Chi considera bene
quest'ultima cosa, scorge il mondo come un inferno, che supera
quello di Dante in questo, che ognuno  diavolo per l'altro; a
questo compito, poi, qualcuno  certamente pi adatto di un altro,
e pi di tutti un arcidiavolo, che compare nella figura di un
conquistatore e mette di fronte gli uni agli altri centinaia di
migliaia di uomini e grida loro: Soffrire e morire  il vostro
destino: ora sparatevi contro con fucili e cannoni!, ed essi lo
fanno. Generalmente, per, l'ingiustizia, l'iniquit pi grave, la
durezza e la crudelt rappresentano, di regola, il modo di agire
degli uomini tra di loro: solo eccezionalmente si presenta un
comportamento opposto. Da questo dipende la necessit dello stato
e della legislazione, e non dalle vostre fandonie. In ogni caso,
per, che non rientri nell'ambito delle leggi, si mostra subito la
mancanza di scrupoli, propria dell'uomo, nei riguardi del suo
simile, che deriva dal suo illimitato egoismo, e talvolta anche da
malvagit. Come l'uomo si comporti con l'uomo,  mostrato, ad
esempio, dalla schiavit dei negri, il cui scopo ultimo  zucchero
e caff. Ma non v' bisogno di andare cos lontano: entrare nelle
filande o in altre fabbriche all'et di cinque anni, e d'allora in
poi sedervi prima per dieci, poi per dodici, infine per
quattordici ore al giorno, ed eseguire lo stesso lavoro meccanico,
significa pagar caro il piacere di respirare. Eppure questo  il
destino di milioni, e molti altri milioni ne hanno uno analogo.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciannovesimo, pagine 651-652.
